Il nostro educatore in libera uscita: Marco Peltz

In queste due settimane causa impegni vari, problemi personali, recuperi infrasettimanale ci siamo ritrovati a sospendere la pubblicazione delle interviste e degli articoli, abbiamo anche già pubblicato la prima figurina ma nessuno se n'è accorto, ci siamo messi sotto e abbiamo lavorato in sordina riuscendo comunque a portarci avanti con il lavoro, tra oggi e domani cercheremo di aggiornare anche l'articolo della partita di sabato persa in casa contro il Nulvi, vi ricordiamo che la Sandalia viene da 4 partite, 3 in casa 1 fuori casa, e che in questo momento si ritrova con 3 punti in classifica, quindi con 1 vittoria e 3 sconfitte.

La settimana scorsa abbiamo intervistato Marco Peltz. Chi è Marco Peltz? Penso che per l'ambiente Sandalia e per i nostri avversari non abbia bisogno di tante presentazioni. Noi possiamo provare a buttare giù due righe su questo veterano Sandalia, Peltz è stato un calciatore è stato un allenatore ed è un motivatore, dopo la carica e le direttive di Mister Tore, come esci dallo spogliatoio è immancabile la sua pacca sulla spalla, e non lascia passare nessuno senza farlo, a fine partita è nuovamente immancabile il suo saluto e il suo complimentarsi con tutti nello spogliatoio, e poi è l'uomo terzo tempo, non lascia andare via un giocatore senza che si sia bevuto una birra con lui, e se volete conoscerlo meglio affrontatelo, non in campo ma al terzo tempo, scusate il giro di parole, vengono fuori dei racconti che si potrebbero definire fantastici ma sono in realtà di vita vissuta in Sandalia. Ma sentiamo cos'ha da dire lui.

Marco Peltz. Solitamente ti cerco nel terzo tempo perché so che qualche storiella Sandalia davanti a una sana birretta e dopo un post partita viene fuori. E devo dire che ogni volta vado a casa con qualcosa di nuovo in testa. Oggi invece mi tocca farti delle domande specifiche. E quindi vorrei partire direttamente da una storia. La tua in Sandalia. In che anno sei arrivato qua, chi ti ha portato, quanti da calciatore e quanti da allenatore e come sei diventato allenatore della Sandalia in quegli anni.

"Visto che, malauguratamente, non siamo di fronte ad una fresca birretta, ti confesso che non sono un grande amante delle statistiche e dunque non sono assolutamente in grado di darti delle risposte precise. Provo a mettere semplicemente in sequenza i miei ricordi. Credo di essere arrivato in Sandalia durante la stagione 2001/2002, come “rinforzo” del mercato di Gennaio, quando ancora giocavamo a Calcio a 7 a Campomela e, come ancora oggi accade, avevamo difficoltà a svegliarci la domenica mattina e presentarci in campo in 7 (…risata). Pensa che una volta ho costretto un mio compagno di squadra a sollevarsi dal letto, portarlo al campo e non c’è stato verso di farlo scendere dall’auto per giocare tanto erano “gravi” i postumi della serata precedente… ehh, bei tempi, eravamo giovani! In Sandalia sono arrivato grazie a Gabriele Sanna (Aggabachela), che coltivando vecchie amicizie di “calciofili”, mi aveva presentato Fabio Piu, Davide Cossu, Stefano alias Boscimano (ultimi reduci delle annate degli anni a cavallo tra gli anni novanta e duemila), spacciandomi come un “bomber di razza” (credo che lo stiano ancora maledicendo viste le mie non mantenute promesse)… forse non ho fatto più di 20-25 goal in tutte le stagioni. Mi pregio, comunque, di aver fatto coppia d’attacco col più grande “artista” del calcio che in Sandalia si sia mai visto: Fabio alias Fabi8!! Comunque da calciatore (parolone, sigh!) penso di aver fatto una decina di stagioni: mi sa due e mezzo di calcio a 7 e le restanti di calcio a 11; non a tempo pieno queste ultime anche perché ho avuto l’onore di essere chiamato per qualche stagione a fare l’allenatore (altra parola grossa, sigh sigh!...più che altro di cercare di plasmare una accozzaglia di calciatori falliti, calciatori da cortile, campioncini con la pancia a vent’anni, pugili e chi più ne ha più ne metta). Come sono diventato allenatore della Sandalia non saprei sinceramente; dovresti fare la domanda a chi in quel tempo mi chiese questa disponibilità: la motivazione credo che fosse legata, più alle mie doti (nascoste) di educatore (di professione faccio il maestro di scuola) che alle mie (scarse) conoscenze tecnico/tattiche."

Perché avevi mollato la panchina Sandalia?

"La panchina della Sandalia, principalmente, l’ho mollata per mia stanchezza mentale. Sembra una cosa di poco conto, ma fare il mister di una squadra “eccentrica” e allo stesso tempo “unica” nel panorama calcistico amatoriale come la Sandalia richiede un impegno totale: ci sono da inseguire i giocatori nei vari bar della città durante la settimana, c’è da “vivere” in allegria (nei bar!!!) il prepartita, c’è da “quagliare” la miglior formazione da mettere in campo ricercando ogni minimo dettaglio che mantenga il gruppo coeso e unito…e infine c’è la parte più gravosa: il terzo tempo! Un vero e proprio campo minato (risata), dove tra ettolitri di birra, biascicando spesso con la lingua impastata, si cerca di fare l’analisi in collettiva della gara appena giocata, sia in caso di vittorie (poche) o di sconfitte (molte). In secondo luogo, l’ho mollata perché mi era venuta la malsana idea di far fare “il salto di qualità” alla Sandalia invitando la Dirigenza ad assegnare la panchina della squadra ad una persona esterna al “mondo Sandalia”! Analisi più sbagliata in vita mia credo di non averne mai fatto (risata), non tanto per la persona che fu scelta al tempo (col quale molti di noi del cosiddetto “nucleo storico” manteniamo un ottimo rapporto), ma proprio perché la “socialità Sandalia” che è fatta non solo di giocatori e Dirigenti, ma anche di veri e propri “seguaci” tende giustamente a non accettare quei canoni che la Sandalia stessa dalla sua nascita tuttora persegue: no agli allenamenti “ufficiali”, ritardi perenni alle partite, assenze “ingiustificate” causa postumi da alcool etc.. Insomma la Sandalia è un mondo che richiede di dare sempre tutto, fuori e dentro il campo, ma con la bellissima leggerezza che una partita di calcio può trasmettere sia a un bambino che a un “vecchio” di 45 anni che non vede l’ora di sfuggire almeno il sabato alla routine paranoica della vita quotidiana."

A Novembre del 2016 a PortoTorres in emergenza ti sei cambiato indossato la maglia bianco rossa per giocare centrale difensivo con Bussu. Ti manca indossare le scarpette? O ti trovi meglio in panchina con Tore magari a insultare noi giocatori?

"Si, è vero! A dicembre dello scorso anno sono arrivato alla partita in ritardo (da Dirigente tesserato) per aver fatto un ultimo classico check-in al bar (risata) e entrando negli spogliatoi ho visto che la squadra era composta di soli otto giocatori e dunque ho inforcato ai piedi le prime scarpe da tennis, squarciate nella punta, che mi sono state donate da un compagno (le scarpette erano esaurite). Grande partita il giorno… partita persa, ma abbiamo fatto letteralmente tremare gli avversari! Ogni elemento della squadra ha dato il cuore in quella serata e io per parte mia ci ho pure lasciato un polmone in Viale delle Vigne (risata), tant’è che il medico mi ha ordinato tassativamente di non giocare più al calcio. Una situazione simile l’avevo vissuta tre o quattro anni prima, che già facevo la spola tra bar e panchina senza più pretese di sollecitare il mio fisico. Giocavamo l’ultima di campionato a Nughedu San Nicolò ed eravamo ultimi in classifica ad un punto dal Nughedu stesso. Giornata da tregenda: nuvoloni, temporale, campo con piccole aree di terra battuta in un mare d’acqua. Visti i ranghi ridottissimi, Tore, il nostro mister, mi fa entrare sull’1-1 a dieci minuti scarsi dalla fine. Appena in campo, tiro di Franceschino, palo… la palla rallenta la sua corsa a un metro dalla linea di porta ma non entra! Non c’era il portiere, non c’erano difensori, nessuno! Il vuoto! C’ero solo io: piccolo tocco e goal!!! Non faccio neanche in tempo ad esultare che mi ritrovo Tore che mi sta abbracciando…credo che quello scatto non l’abbia mai fatto in vita sua, neanche quando lo richiamavo da mister ogni volta che, da centrale di difesa, interpretava il ruolo come un libero anni ’70. Per farla breve, il tempo che i giovani del posto tentino il linciaggio dell’arbitro, 2-1 per noi, finita la partita, penultimi in classifica e tutti al Centro Culturale di Nughedu a festeggiare la fine del campionato intorno a una pecora che aveva avuto la brillante idea di farsi il bagno in un pentolone di acqua calda!"

"Assolutamente per nulla mi mancano le scarpette, anzi. In panchina con Tore mi trovo benissimo, anche se abbiamo idee diverse sul “calcio giocato”. Più che altro tento, spesso vanamente (risata), di incoraggiare le giocate dei ragazzi più che di insultarli, ma questo è un lato debole del mio carattere da pedagogo!"

Ora una domanda o meglio la domanda che a voi che l avete vissuta spetta di diritto. Quella coppa quella cavalcata storica una delle più belle vittorie della Sandalia. Come l'hai vissuta raccontaci il tuo punto di vista e i tuoi ricordi.

"Sinceramente la Coppa credo che sia stato il punto di arrivo di un ciclo che per la Sandalia è durato anni! Quella stagione è tutto andato, quasi inconsapevolmente, al posto giusto nel momento giusto…credo che ci siamo accorti di essere ad un passo dalla finale nell’ultima partita della serie, quando Davide Cossu era collegato in diretta telefonica col campo del San Giovanni, dove si giocava una partita che, a seconda del risultato, ci consentiva di andare a giocare per la vittoria della Coppa. Riguardando a ritroso quella serie di partite Giorgio parò un rigore e, se non sbaglio, quella decisiva fu in casa con la Sage con gol del "giovane" Cau all'ultimo istante. Qualunque cosa dica chi ha vissuto la settimana che ci portava a giocare la finale, la tensione (ebbene sì, siamo umani anche nelle piccole frivole cose) si tagliava a fette. Tant’è che decidemmo che ci saremo visti, come al solito, nel prepartita al bar, da dove ci cacciarono con alcuni bicchieri ancora pieni di birra sui tavoli, ricordandoci che avevamo la finale di Coppa! Ovviamente arrivammo in ritardo e alla spicciolata anche lì (risata). Il ricordo più bello di quella giornata che mi porterò sempre dentro è che ognuno di noi ha donato un pezzo di felicità immensa a Gianni Forresu…vero e proprio interprete dello “spirito Sandalia”, che ogni sacrosanto sabato mattina si alzava dal letto e di buonora si presentava nei bar mostrando orgogliosamente, legata al collo, la sciarpa biancorossa della squadra."

Avete già affrontato tre partite di campionato e 2 derby. La Sandalia come sempre ha dato tutto. Come la vedi quest'anno come vedi i nuovi acquisti e tutto il gruppo. Può puntare a qualcosa in più questa squadra?

"Non ho seguito direttamente la “campagna acquisti” estiva né il cosiddetto “ritiro precampionato” (risata), ma ho avuto modo di apprezzare dalla panchina le prime due partite (la terza mi sono dato latitante)! Rosa molto ampia, finalmente, che consente ad alcuni soggetti che stanno sparando le ultime cartucce di mettere a disposizione del mister le proprie qualità di esperienza e di posizione in campo, più che le proprie doti atletiche, non certo eccelse quando ti confronti con ragazzini “che ti passano come se fossero in motocicletta”. Il numero elevato di giocatori ha i suoi vantaggi (che credo siano chiari a tutti) e i suoi svantaggi (altrettanto chiari): sia i vantaggi che gli svantaggi vanno saputi gestire da tutto il “gruppo Sandalia”, dove ognuno si pone sulla strada di dare e rinunciare a qualcosa; solo così, con questo approccio dialogante si trova il mix esplosivo di una stagione che è partita col piede giusto, vittoria alla prima, sconfitta immeritata alla seconda e tracollo classico (risata) alla terza. Ho avuto modo di conoscere i nuovi innesti e ne sono rimasto piacevolmente impressionato: complimenti all’occhio clinico che li ha scelti. Bravi giocatori ma soprattutto audaci bevitori di birra… e dunque il gruppo è quello giusto!!"

Stai vivendo personalmente un cambiamento continuo della rosa, più che cambiamento una crescita e un ricambio generazionale. Chi ti manca del vecchio zoccolo duro Sandalia e chi vorresti rivedere qua ogni partita.

"Questa è la risposta più breve!! In verità non mi manca nessuno, semplicemente perché credo che chi non stia più in Sandalia abbia giustamente e liberamente maturato le sue scelte. Però tre nomi te li faccio ugualmente. Franceschino e Willy, mi mancano perché so che vorrebbero loro stessi essere ogni sabato presenti alle partite; il terzo è Paoletto Garau che reputo uno dei giocatori più intelligenti che ho visto giocare al calcio ai nostri, bassissimi, livelli…non solo in campo ma pure “parlando” di calcio!"

Ora due domande che sono state suggerite da un vero giornalista: Sini.

Perchè cazzo sei Cagliaritano?

"La risposta che io mi sono sempre dato è legata al fatto che essendo nativo del profondo sud della Sardegna (o profondo nord dell’Africa, come amavano collocare i Sardi le legioni Romane che depredavano la nostra terra) e essendo nato nel ’69 credo di aver subito dall’infanzia le influenze di quegli anni (e comunque tieni presente che vivo solo da 42 anni a Sassari…risata); un po’ come capita da qualche anno per la Dinamo Sassari che è seguita in tutta la Sardegna! Aggiungici il fatto che io sono un “estremista” dell’amore per la mia terra e dunque, a differenza di moltissimi miei conterranei, non seguo squadre “internazionali”: tipo italiane, spagnole,inglesi etc.."

Chi è il giocatore più valido nei terzi tempi?

"Per fortuna alla Sandalia c’è l’imbarazzo della scelta. E’ impensabile sgamare il “campione del terzo tempo”…a volte, in verità, mi trovo a fare la trottola per seguire tutto il dibattito che si srotola nel post partita (risata)."

Grazie Marco concludiamo qua questa chiacchierata e salutiamoci con un messaggio alla Sandalia. Cosa diciamo a Mister Garau ai presidenti e al gruppo?

"L’augurio è trasversale: confermare e consolidare lo “spirito Sandalia” dal punto di vista sociale; confermare e consolidare dal punto di vista sportivo (nonostante una finta apparenza di “senza casa”) il fatto che qualsiasi squadra che ci affronta scende in campo senza mai sapere quale può essere il risultato finale!"

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